Sicurezza a scuola: Inail aderisce alla Green Community

Nella Giornata nazionale dedicata alla sicurezza a scuola, l’Inail rilancia il suo impegno per la prevenzione con la partecipazione al Piano del Ministero dell’Istruzione attraverso tre progetti di rigenerazione culturale.

L’Inail entra a far parte della Green Community, la rete nazionale voluta dal Ministero dell’Istruzione per dare supporto all’amministrazione e alle scuole di tutto il territorio nazionale nella realizzazione del piano RiGenerazione Scuola. Il Piano, ideato per la transizione ecologica e culturale, si inserisce a pieno titolo nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ed è strutturato su quattro pilastri, interconnessi tra loro: rigenerazione dei saperi, dei comportamenti, delle infrastrutture fisiche e digitali, delle opportunità.

L’adesione dell’Inail alla Community nasce dall’impegno ultraventennale dell’Istituto per la formazione e la diffusione della prevenzione nelle scuole. Un contributo compendiato nel Dossier Scuola, pubblicato in occasione della Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, il 22 novembre. Il dossier raccoglie le iniziative attuate dalle strutture regionali e centrali insieme agli Uffici scolastici e alle scuole, aggiorna sull’andamento infortunistico scolastico e riepiloga l’impegno economico sostenuto per il rinnovo del patrimonio edilizio.

Obiettivo della Community, costituita anche da enti e organizzazioni profit e no profit, è quello di valorizzare i progetti già in corso nelle scuole, individuare e diffondere le buone pratiche nonché contribuire alla creazione di un repertorio di strumenti in grado di affrontare sistematicamente le sfide di carattere ambientale.

 

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Come fare un’adeguata analisi dei rischi dei lavori in quota?

Il lavoro in quota è un’attività ad alto rischio di infortunio che richiede l’adozione di elevati standard di sicurezza indipendentemente dalla tipologia e dalla durata della lavorazione da svolgere.

Chiaramente, il principale rischio è quello relativo alla caduta dall’alto che deve essere eliminato e/o ridotto prima di eseguire qualsiasi attività.

Tuttavia, vanno considerati anche altri rischi, come quelli legati all’accesso e/o sbarco in quota, nonchè quelli specifici dell’attività. E per un corretto approccio è necessario valutare il tipo di superficie cui si deve accedere e le relative dotazioni di sicurezza presenti in loco. In questo modo è possibile valutare le misure preventive e protettive da adottare per svolgere le attività in sicurezza.

A ricordare in questi termini l’importanza dell’analisi dei rischi nei lavori in quota e a segnalare come si sviluppa un processo di valutazione dei rischi è il documento “ Reti di sicurezza. Guida tecnica per la scelta, l’uso e la manutenzione” realizzato dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici dell’Inail.

Inoltre assume particolare importanza anche il rischio dipendente dal “fattore umano”, intendendo con questa espressione “tutti quei fattori di rischio legati allo stato psico-fisico del lavoratore, alla sua capacità, al grado di formazione ed, in generale, alla adozione di comportamenti corretti nel contesto lavorativo”.

Si sottolinea che nei lavori in quota il rischio dovuto al fattore umano va analizzato con grande attenzione per poter essere successivamente eliminato o ridotto.

Concludiamo segnalando che il documento si sofferma anche sulla stima del rischio, sui piani di emergenza e sulla riduzione del rischio con particolare riferimento al rischio di caduta dall’alto.

 

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Lavoro al computer: lo stress e le condizioni di sovraccarico mentale

Anche a causa dell’emergenza COVID-19, il numero dei lavoratori in smart working o in telelavoro è notevolmente aumentato ma non sempre c’è consapevolezza di tutti i rischi connessi al lavoro svolto attraverso l’uso di strumenti come un computer.

A volte si riconoscono le possibili conseguenze sulla vista e sul sistema muscoloscheletrico, perciò si mettono in pratica le misure di prevenzione correlate alla postazione di lavoro per mantenere una postura corretta e non affaticare eccessivamente la vista.

Raramente si tiene conto, però, anche dello stress mentale, connesso ai carichi di lavoro e favorito in questi mesi anche da quella situazione di stress, denominata “covid fatigue” o “pandemic fatigue”, dovuta al prolungarsi della pandemia.

Come misura di prevenzione si sottolinea l’importanza di interrompere l’attività al videoterminale con delle pause, che hanno un effetto benefico sia sul sistema circolatorio sia sull’affaticamento del sistema muscoloscheletrico e sullo stress visivo, oltre spesso a comportare un miglioramento dell’efficienza alla ripresa del lavoro, riducendo in questo modo l’accumulo di stress mentale.

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Imparare dagli errori: infortuni e movimentazione manuale dei carichi

Quando si parla di  movimentazione manuale dei carichi si pensa generalmente ai problemi ergonomici, ai dolori di schiena, al rischio di contrarre malattie professionali.

Tuttavia, oltre ai possibili problemi muscolo-scheletrici, quando i sollevamenti sono effettuati senza adeguate procedure, possono avvenire anche veri e propri eventi infortunistici. Anche il semplice schiacciamento delle mani durante il sollevamento può causare al lavoratore dolori e assenze dal lavoro per diversi giorni.

Per affrontare la movimentazione manuale dei carichi dal punto di vista infortunistico, facciamo riferimento al documento “Sicurezza sul lavoro e tutela della salute nella movimentazione manuale di carichi”, elaborato in Svizzera dalla Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro (CFSL) in collaborazione con Suva, ICL, SECO, santésuisse, ASA.

Si sottolinea poi che nei luoghi di lavoro è necessario movimentare i carichi “usando la testa”. Infatti, “c’è spesso la tendenza ad improvvisare e ad affidarsi al caso, mentre sarebbe importante che “le fasi di trasporto, in quanto parte integrante dell’intero processo lavorativo, siano preparate e pianificate convenientemente”. E in fase di pianificazione deve essere prevista “un’accurata armonizzazione delle diverse componenti del processo di movimentazione, vale a dire:

  • peso e forma della merce da trasportare;
  • scelta degli agevolatori utilizzati per il trasporto;
  • selezione e formazione degli operatori;
  • vie di trasporto;
  • luogo dove posare il carico;
  • organizzazione del lavoro”.

Infine in merito ai dispositivi di protezione individuale (DPI) si sottolinea che in presenza di rischi di infortunio alle mani e ai piedi, si deve “far rispettare l’uso di guanti e scarpe di sicurezza”.

 

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DURC – congruità della manodopera

Il DURCDocumento Unico di Regolarità Contributiva, attesta la regolarità contributiva di un’azienda verso gli adempimenti assistenziali, previdenziali e assicurativi INPS, INAIL e Cassa Edile.

Il DURC di congruità è una nuova certificazione introdotta dal decreto semplificazioni del 2020 attraverso il decreto n.143/2021 che è entrato in vigore il 1° Novembre 2021; ha permesso un grande passo avanti alla lotta contro il lavoro nero equilibrando la manodopera impiegata dalle imprese negli appalti e gli incarichi affidati.

Il DURC di congruità viene emesso al fine di controllare l’adeguatezza dei costi della manodopera nel settore edile o affine. Sono coinvolti nella produzione dell’attestazione tutti i lavori pubblici e privati eseguiti in appalto o subappalto o da lavoratori autonomi il cui valore sia pari o superiore ai 70mila euro; sono esclusi invece i lavori riferiti alla ricostruzione delle aree interessate dagli eventi sismici del 2016.

Le disposizioni contenute nel decreto sono applicabili ai lavori edili che hanno denunciato la data di inizio lavori a partire dal 1° Novembre 2021, tramite Cassa Edile/Edilcassa territorialmente competente.

 

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Caratteristiche e conseguenze dello sviluppo del telelavoro a domicilio

Prima dell’emergenza COVID-19, solo un ristretto numero di aziende e di organizzazioni aveva adottato pratiche di telelavoro a domicilio. Fino al 2020, i telelavoratori rappresentavano al massimo il 9-10% di tutti i lavoratori dell’UE, con profonde differenze tra i vari Paesi dell’Unione.

Ora, la forte impennata del telelavoro dipendente dall’emergenza COVID-19, potrebbe aver cambiato definitivamente l’atteggiamento dei lavoratori e delle imprese nei confronti di questa modalità di lavoro. Nei paesi della UE economicamente più avanzati, il telelavoro, durante la crisi COVID-19, è arrivato a riguardare da un quarto a due terzi di tutta la popolazione lavorativa.

Riguardo alla diffusione del telelavoro a domicilio, si sottolinea che è importante indagare quanto sarà sostenibile questa trasformazione radicale a lungo termine.

Dal punto di vista delle aziende, alcune indicazioni mostrano come l’uso del telelavoro possa portare a risparmi sostanziali nei costi per gli affitti; tuttavia, le aziende lamentano che l’isolamento dei lavoratori possa influenzare negativamente il loro impegno e la loro produttività.

Sarà importante attuare misure generali per contrastare gli effetti negativi del telelavoro sulla salute e sicurezza e sulle condizioni di lavoro.

 

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Decreto Fiscale: il primo segnale di attenzione per ridurre gli infortuni

Il decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale con il Capo III (contiene l’articolo 13) dedicato al rafforzamento della disciplina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il pacchetto di misure sulla sicurezza sul lavoro contenuto nel Decreto fiscale 2022 prevede diversi interventi: dalla riduzione della percentuale di lavoratori irregolari che portano alla sospensione dell’attività, fino al potenziamento dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Le modifiche sono principalmente finalizzate ad incentivare e semplificare sia l’attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza su lavoro sia il coordinamento dei soggetti competenti a presidiare il rispetto delle norme prevenzionistiche.

Secondo gli ultimi dati Inail, sono 772 i morti sul lavoro nei primi 8 mesi del 2021, 95 in più rispetto alla rilevazione di luglio, e crescono dell’8,5% gli infortuni e del 20% le malattie professionali.

Il governo ha voluto inasprire le norme sui luoghi di lavoro: ora, le nuove regole permettono di intervenire più duramente contro le imprese che non rispettano le misure di prevenzione o che sfruttano lavoratori in nero.

 

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CERTIFICAZIONE VERDE COVID-19 GREEN PASS

 

Alla luce delle disposizioni emanate è il caso di evidenziare gli adempimenti che, sia il datore di Lavoro sia il personale devono ottemperare, tenendo comunque presente che la situazione è in progress e che nelle prossime settimane ci saranno ulteriori novità.

GREENPASS

  • Dal 15 ottobre e fino al 31 dicembre, quando è prevista la scadenza dello stato di emergenza, il “GREEN PASS” è diventato obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro sia pubblici che privati, per l’attività lavorativa o di formazione o di volontariato anche sulla base di contratti esterni e varrà per tutti:
    • Dipendenti;
    • Imprenditori;
    • Lavoratori autonomi;
    • Professionisti;
    • Prestatori d’opera occasionali;
  • Il personale è tenuto, ai fini dell’accesso ai luoghi di lavoro, a possedere ed esibire su richiesta, la certificazione verde COVID-19;
  • Entro il 15 ottobre il Datore di Lavoro deve definire le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche, anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro
  • La verifica va effettuata dal Datore di Lavoro o da un suo delegato formalmente nominato; la nomina deve essere completa delle necessarie istruzioni all’esercizio dell’attività di verifica;

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VACCINAZIONI IN AZIENDA

VACCINAZIONI IN AZIENDA

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Alcune imprese hanno avviato campagne vaccinali per i propri dipendenti.

Però non sono pochi coloro che decidono di non vaccinarsi, soprattutto tra i giovani, e le aziende si trovano in difficoltà tra privacy e sicurezza.

QUINDI COME BISOGNA COMPORTARSI?

Non si può costringere i dipendenti a vaccinarsi, ne chiedere loro se lo hanno fatto, anche nelle aziende in cui si svolgono campagne vaccinali, sarà solo il medico a gestire le liste dei dipendenti.

Perciò l’azienda non è tenuta a sapere se i dipendenti sono vaccinati oppure no ma l’unico che ne dovrà essere a conoscenza è il medico del lavoro, tantomeno non può licenziare un dipendente che decide di non vaccinarsi essendo tuttora non ancora obbligatorio per legge il vaccino.

E QUINDI COSA DEVE FARE L’AZIENDA?

Deve tutelare i propri lavoratori, affinché vengano sempre rispettate le norme vigenti anti-covid.

I dipendenti, perciò, sono tenuti a rispettare tutte le procedure di prevenzione.

E I COLLEGHI?

Anche a loro è vietato chiedere “Hai fatto il vaccino?”, né possono lamentarsi se un collega non lo è.

Se il lavoratore è fragile e quindi più a rischio, spetterà al SOLO medico competente la decisione di effettuare modifiche organizzative.

5 MINUTI SALVANO LA VITA

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Sabato 12 giugno, siamo stati testimoni di un malore in diretta mondiale.

Il giocatore della Danimarca Eriksen è stato vittima di un attacco al cuore mentre si trovava in campo.

Il famoso calciatore si è accasciato a terra e per qualche minuto ha lasciato tutti gli spettatori con il fiato sospeso; grazie all’intervento tempestivo dei soccorritori e l’utilizzo del defibrillatore il suo cuore ha ricominciato a battere.

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